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Riflessione e risultati sportivi: quali prove abbiamo sul diario di allenamento?

3 min di lettura
Riflessione e risultati sportivi: quali prove abbiamo sul diario di allenamento?
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Una nota dopo l’allenamento può lasciarti una domanda precisa: perché hai perso il controllo della distanza quando eri in vantaggio? Intanto puoi riparlarne con l’allenatore. Per sostenere che scrivere faccia migliorare i risultati, però, servirebbe un altro tipo di prova.

Le ricerche citate spesso a favore del diario riguardano autovalutazioni sportive, pratica deliberata e scrittura in ambito clinico. Non sono tutte prove della stessa cosa.

Cosa è stato osservato negli atleti

Nel 2009 Tynke Toering e colleghi, all’Università di Groningen, hanno confrontato 159 giovani calciatori d’élite con 285 non d’élite. Lo studio, uscito sul Journal of Sports Sciences, misurava sei capacità di autoregolazione attraverso questionari. Punteggi più elevati di riflessione e impegno erano associati al livello élite.

Il lavoro di Laura Jonker e colleghi pubblicato nel 2012 su The Sport Psychologist seguiva 52 giovani atleti d’élite per due anni e mezzo. Chi è arrivato al livello internazionale senior aveva riportato punteggi iniziali di riflessione più alti.

In entrambi i casi si tratta di associazioni basate su autovalutazioni. Non erano esperimenti in cui un gruppo doveva scrivere dopo ogni gara e l’altro no. Nel secondo studio la riflessione veniva prima del salto di livello, ma venire prima non vuol dire averlo causato.

Dal problema all’esercizio

La teoria della pratica deliberata proposta da Anders Ericsson e colleghi nel 1993, su Psychological Review, descrive esercizi mirati a difficoltà specifiche, con feedback e richieste impegnative. Annotare una situazione può aiutarti a individuare cosa discutere e allenare.

Quanto conti la pratica, però, è ancora discusso. Brooke Macnamara e Megha Maitra hanno ripetuto nel 2019 lo studio sui violinisti, pubblicando i risultati su Royal Society Open Science: il peso della pratica risultava minore che nel lavoro originale. Né la teoria né la replica misurano l’effetto di un taccuino sulla prestazione sportiva.

Cosa aggiungono gli studi sulla scrittura

Nel 2022 Monika Sohal e colleghi hanno pubblicato su Family Medicine and Community Health una revisione di venti studi randomizzati su interventi di scrittura e sintomi clinici. I risultati erano eterogenei e la rilevanza clinica incerta. Non permettono di promettere meno ansia agonistica o più vittorie grazie alle note dopo un incontro.

James Pennebaker ha ripercorso la ricerca sulla scrittura espressiva in un breve testo retrospettivo del 2018, su Perspectives on Psychological Science. Vi compaiono repliche riuscite e mancate, con spiegazioni dell’effetto ancora discusse. Da qui non si può concludere che un modello di diario sportivo funzioni meglio dello sfogo emotivo o del riflettere tra sé.

Prova una routine che puoi riprendere

Usa tre domande dopo l’incontro: cosa ha funzionato, cosa no, cosa proverai diversamente. Descrivi un episodio verificabile, separando il fatto dalla spiegazione. Un esempio inventato: «Scambi oltre i quattro colpi: ne ho persi sei su otto, e sono stato io a giocare corto per primo.»

Prima dell’allenamento successivo scegli una domanda da discutere; dopo averci provato, annota anche quello che è andato diversamente dal previsto. Per gli avversari regolari, una pagina dedicata conserva il contesto.

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